UILSCUOLA - RAPPRESENTANZA E RAPPRESENTATIVITA’

Scuola: in Umbria 17mila lavoratrici e lavoratori aspettano il rinnovo del contratto

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Perugia, 24 novembre - Un contratto scaduto da tre anni e una legge di bilancio che non dà le risposte attese da lavoratrici e lavoratori della scuola, 1,2 milioni in Italia e 17mila in Umbria. Sono le ragioni che hanno portato alla proclamazione dello stato di agitazione del settore e che porteranno molto probabilmente già nelle prossime ore alla proclamazione dello sciopero nazionale. Martedì 23 novembre i sindacati della scuola umbra Flc Cgil, Uil Scuola, Snals e Gilda hanno tenuto una conferenza stampa per illustrare criticità e motivazioni della protesta. “I grandi investimenti per la scuola promessi dal governo in questi lunghi mesi di pandemia, che hanno visto il personale docente e Ata impegnato in prima linea, non ci sono - hanno detto Domenico Maida (Flc Cgil), Lucia Marinelli (Uil Scuola), Annarita Di Benedetto (Snals) e Patrizia Basili (Gilda) - eppure, nel Patto per la scuola di maggio 2021 il Governo si era impegnato a stanziare apposite risorse aggiuntive per colmare almeno in parte l’enorme divario retributivo che c’è tra i dipendenti della scuola e quelli di tutto il resto della pubblica amministrazione (mediamente circa 300 euro), per non parlare del confronto impietoso con il resto d’Europa”. Ma la questione salariale è solo uno degli aspetti che hanno portato all’agitazione del personale. “La realtà è che sulla scuola in questi mesi si è fatto molto ‘bla bla bla’ per dirla con Greta - hanno aggiunto i sindacati - poi però non si affronta il problema delle classi numerose, non c’è nulla sul superamento del precariato e viene bloccata per legge la mobilità dei docenti e dei dirigenti. Per non parlare della mancata proroga degli organici covid per il personale Ata che rappresenterà già da gennaio un problema enorme”. Per l’Umbria, hanno chiarito i rappresentanti dei sindacati, parliamo di 831 lavoratrici e lavoratori ai quali il 31/12 scadrà il contatto. “In termini occupazionali è come se chiudesse una grande fabbrica - hanno concluso Maida, Marinelli, Di Benedetto e Basili - ma oltre a questo dramma ci sono le scuole che inevitabilmente andranno in grande difficoltà, perché quel personale serve, tanto più ora che, come stiamo vedendo, la pandemia rialza la testa anche dentro i nostri istituti”.



24 Novembre 2021

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